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 Fight club
 a cura di Beatrice Maiani
Io lo so perché lo sa Tyler: questa la frase che il protagonista pronuncia spesso, che racchiude l'essenza del libro, si coglie il riferimento allo sdoppiamento di personalità ed al rapporto che si instaura tra i protagonisti e che orienta le sorti della storia. Il protagonista è assolutamente anonimo, non se ne conosce nemmeno il nome, la cui esistenza si svolge ed essenzialmente si traduce nel lavoro all'agenzia di assicurazioni, una casa arredata con i mobili dell'Ikea e notti insonni trascorse negli ultimi due anni girando tra i vari gruppi di sostegno, connotati da nomi decisamente ironici.

Almeno fino a che non conosce Marla, una ragazza che ha già tentato il suicidio e come lui, per vincere l'insonnia, frequenta i circoli di sostegno dei malati; e soprattutto Tyler, che da subito, si dimostra figura piena di carisma, sicuro e spregiudicato in un modo che il nostro protagonista non si sognerebbe mai.

Tyler rappresenta tutto quello che non si può fare, rappresenta la capacità di ribellione al sistema e unica via verso la verità più estrema; solo che Tyler non conosce limiti, ha un suo progetto che intende portare a termine a qualunque costo, e che il protagonista comprenderà solo quando non si potrà tornare indietro.

Un libro decisamente controcorrente, dove per trovare una propria identità bisogna prendersi a cazzotti con perfetti sconosciuti, dove per capire chi sai e cos'è veramente importante devi arrivare a conoscere fin dove ti puoi spingere; è come una sorta di 'purificazione' che si può ottenere solo passando attraverso il dolore, perché, in un mondo dove conti solo per quello che hai, basato sull'apparenza e sul consumismo, solo attraverso il dolore si sa di essere vivi.

E' la parte alienata ed insofferente del protagonista a creare il suo alter ego, Tyler, che pare sapere tutto quello che serve (anche come fabbricare una bomba al napalm dal grasso della liposuzione), che vive solo di notte, che fa mille lavori, che boicotta cene di gala e inventa il fight club. Il suo pensiero comincia a fare numerosi seguaci, il suo delirio di onnipotenza aumenta fino al Progetto Caos, per il quale addestra degli uomini, o meglio delle 'scimmie spaziali' con lo scopo di minare le basi della civiltà.

Ci si picchia senza regole, a sangue, anche per dar libero sfogo alle proprie repressioni.

La violenza è essenzialmente ricerca di sé, non è fine di per sé ma mezzo, il mondo è talmente ipocrita ed il sistema alienante da necessitare di una rivoluzione drastica che può originarsi solo da ciò che non ha controllo ed è perciò reale: la rabbia, l'aggressività e il dolore, perché non conoscono filtri e che la ribellione nasca da Tyler, il doppio di Jack (chiamiamolo così), ne evidenzia la natura inconscia e dirompente, come se, per poter sopravvivere in un mondo che gli va stretto, il protagonista debba crearsi un mondo parallelo, 'ideale' che combatte quello reale; un mondo notturno, fatto di nottate a lottare in garage o nel retro di qualche bar. Soltanto però che questo mondo però comincia a pretendere ed a prendersi sempre più spazio, non accetta più di stare confinato e si innesca così una spirale progressiva di violenza e quando Jack se ne rende conto e cerca di prendere, le distanze da Tyler e dai suoi folli progetti anarchici e distruttivi sarà già tardi.

L'aspetto idealistico del fight club è messo in evidenza anche dall'assenza di criteri per gli ammessi (Si combatte la prima volta che si và ad un fight club) e che non si parli di alcun pagamento.

I personaggi del libro sono estremamente stereotipati, addirittura quasi caricaturali: l'uomo qualunque, che non ha capacità ne' aspirazioni personali, che ha sempre fatto tutto quello che ci si aspettava da lui contrasta, e genera, il suo complementare: l'anarchico, senza limiti inibitori, che ha un progetto di portata enorme e si adopera per realizzarlo, anche 'sacrificando' vite, compresa quella di Jack. Questo per mettere ancor più in risalto le due personalità, quella dipendente ed insicura, in cerca di approvazione e quella narcisistica schizoide con manie di onnipotenza. Allo stesso modo i comprimari risultano altrettanto folli ed irrealistici, una cornice ideale per la vicenda.

Per quanto riguarda le figure femminili, l'unica, di un certo spessore, è Marla, una ragazza disturbata, con gli stessi problemi di Jack, sedotta da Tyler ma innamorata di Jack. La ragazza si limita ad accettare i fatti ma non comprende che in realtà Jack e Tyler sono due personalità estreme della stessa persona, quando sarà il protagonista a confessarglielo lei proverà ad aiutarlo e di proteggerlo da Tyler, sarà lei l'unica figura di cui fidarsi.

Un libro crudo, una critica al mondo dell'apparenza e del consumismo ed all'ipocrisia che lo domina; un'atmosfera cupa che percorre tutte le vicende e da quale è stato tratto un film che rispetta la trama e non solo ne è all'altezza, ma l'ha forse migliorato modificando il finale.

Il linguaggio è rapido, semplice e scorrevole, periodi brevissimi ed alle volte ripetitivi che a loro volta rispecchiano a fondo chi parla, nelle espressioni e nella scelta delle parole.

La lettura del romanzo può essere letta secondo più chiavi interpretative, da quella sociologica, prettamente anarchica, a quella politica che rivede nell'addestramento degli uomini scimmia quello delle truppe fasciste o ancora nelle loro azioni di boicottaggio, l'ultimo attacco del comunismo al consumismo capitalista; elemento caratterizzante di tutto il libro è comunque la carica autodistruttiva.

Il finale in particolare ha diversi risvolti simbolici, che vanno oltre la trama vera e propria che termina con la morte del protagonista, come conclusione del folle piano di Tyler che vuole far esplodere le torri, Jack tenta di impedirlo restando sveglio, facendosi anche controllare da Marla, ma ormai Tyler ha così tanti e fedeli seguaci che Jack non può evitarlo ed, a questo punto, è costretto a spararsi per uccidere Tyler; è lui che decide, il palazzo non esplode ma Jack si spara e "muore".

Tyler è morto ma è Jack, dal paradiso, che racconta; un paradiso che assomiglia molto ad un ospedale: forse Jack è ancora vivo, più sereno per aver ucciso Tyler, anche se ci sono i suoi proseliti; ma lui ha deciso, si sente comunque più vivo, perché ha toccato il fondo, e solo toccando il fondo si scopre che stiamo vivendo e magari si può soltanto risalire, vivendo un''altra vita', che ne valga la pena.

Chuck Palahniuk
Fight club
Milano, Mondadori, 2003
Prezzo euro 14,00

titolo: Fight club
curatore: Beatrice Maiani
argomento: Narrativa
fonte: Vertici Network
data di pubblicazione: 13/07/2010

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