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 Ecopsicologia: natura e crescita personale
 di Marcella Danon
Gli esseri umani sono essenzialmente relazionali. Le nostre personalità si formano nel contesto socioculturale delle relazioni primarie e tra queste c'è anche la relazione con l'ambiente.

Molto del disagio sociale e psicologico delle comunità urbane contemporanee è dovuto alla perdita del senso di sostegno da parte della comunità degli esseri viventi che ci circondano, della biosfera. Manca quel senso di appartenenza alla comunità che sperimentiamo, per esempio, ogni qualvolta partecipiamo ad attività legate alla protezione o al recupero ambientale: manutenzione dei sentieri, pulizia delle spiagge, eliminazione dei rifiuti nei parchi e nei boschi, ecc.

Il progressivo isolamento dalla natura, che è sempre più una costante nello stile di vita contemporaneo, rispecchia a sua volta un crescente senso di isolamento dal sé, dall'aspetto più intimo, più antico, più autentico, di noi stessi. Quello che incontriamo e viviamo solo in quei momenti in cui l'attenzione non è totalmente volta al contingente e al superficiale, ma si permette di indugiare su qualche cosa che oltrepassa i confini dell'ego.

Si crea un circolo vizioso: l'isolamento da noi stessi ci porta a un isolamento dalla natura, e viceversa. Ma è possibile invertire il ciclo, ed è proprio il contatto con la natura, come suggerisce Walter Christie, psichiatra statunitense, che possiamo "ritrovare la nostra spontaneità, la sacralità del nostro corpo, la sua unità col corpo della terra, la profondità dell'inconscio, il suo potere e la sua intuitiva conoscenza spirituale, l'identificazione con le più piccole forme di vita, l'apprezzamento per i miti più antichi, la consapevolezza che non ci sono confini tra umanità e biosfera".

Come counselor, come persone preposte e venire incontro al disagio crescente della gente non possiamo ignorare la crisi del rapporto con la terra, da una parte, e quella del rapporto con il proprio sé e la dimensione spirituale, dall'altra. "L'alienazione dal senso di relazione con la natura e dalla forza interiore e identità stabile che ne deriva è epidemico in Occidente" scrive Howard Clinebell, un ecopsicologo, autore del libro Curare noi stessi, curare la terra (non ancora tradotto in italiano).

Cosa possiamo fare? Ampliare i confini del nostro setting.

Counselor, psicologi e psicoterapeuti, siamo tutti abituati ai nostri setting nell'ambito di quattro mura, setting in cui lo sguardo si infrange sulle pareti con la stessa facilità con cui l'occhio interiore non vede al di là del proprio naso...mentre grande beneficio ne trarrebbe il nostro cliente, tanto per cominciare, se il setting si allargasse sino a includere l'ambiente naturale.

L'intenzione di prendere in considerazione questa problematica relazionale coi vasti spazi – esterni e interni – prende il nome di Ecopsicologia. Ecopsicologia vuol dire ampliare i confini del setting. Sia esterno che interno.

Setting esterno, vuol dire includere, quando e come possibile, un contatto più ravvicinato con l'ambiente, in teoria e in pratica:
- seminari in un parco, in campagna, in riva la fiume...
- l'indicazione o la prescrizione, al di fuori delle sedute, di gite nella natura
- l'esame delle problematiche relative al rapporto con la natura e, in particolare, all'emergenza ambientale attuale

Ci sono casi di depressione – a cui fa riferimento la ancora scarsa letteratura sul tema, – la cui origine si è rivelata essere la sensazione di mancanza di futuro indotta dall'emergenza ambientale, oppure dovuti a lutti non riconosciuti e non superati relativi a disastri ambientali: come è successo a volontari in Galizia, dove le spiagge sono diventate nere di petrolio; operatori umanitari in Amazzonia, rimasti sconvolti dallo scempio; operatori antincendio in Liguria, quando non riescono a evitare la distruzione dei territori che amano; e come succede a molte delle persone che vivono con sofferenza la sostituzione di boschi, campi e natura incontaminata con distese di cemento.

In tutti questi casi, partendo dall'incontro con la natura, o dalla riflessione sul rapporto che si ha con lei, si arriva a toccare qualcosa di profondo nella psiche.

Oppure, partendo dalla psiche, si può cambiare il rapporto con la natura. Per setting interno intendo l'area psichica sollecitata dal counselor. Insieme, counselor e cliente, possono allargare i confini dell'esplorazione sino a raggiungere gli spazi verdi, vasti, selvatici e incontaminati dentro di sé; caverne inesplorate e vette inviolate. Sino a far includere, nella percezione di sé, le parti più profonde e quelle più elevate, il corpo, con tutto il suo vissuto vitale e istintivo, e la sfera etica, con la sua spinte verso l'alto, il numinoso, il trascendente.

E non è raro che una volta preso contatto gli aspetti più profondi e più vasti della propria psiche, diminuisca anche la reticenza ad avventurarsi nell'ambiente naturale allo stato selvatico. Esiste uno stretto rapporto tra questi due aspetti.

Che ne siamo consapevoli o meno, molti soffrono perché vivono in spazi troppo angusti. Soprattutto in spazi interiori troppo angusti. Emerge la necessità di allargare gli spazi interni della persona, guidandola a superare i limiti del contingente e dell'ordinario, ad affacciarsi al trascendente, allo straordinario di cui la vita quotidiana è impregnata. A riconoscere l'urgenza, connaturata alla stessa natura umana, di una realizzazione anche spirituale, nella propria vita.

Jung, nella sua biografia, riconosce che per molte persone la causa del loro malessere non è negli eventi della vita quotidiana – anzi, si tratta spesso di persone agiate e realizzate – è il fatto di vivere confinate in un orizzonte spirituale troppo angusto.

Frankl parla di "repressione del sublime" nel definire le principali problematiche psicologiche del nostro tempo. E non possiamo non accorgerci tutti di quale vuoto ci sia attualmente sul fronte spirituale. Rudolf Steiner aveva dato una chiave di lettura interessante di questa progressiva materializzazione percezione umana, dicendo che una volta l'uomo aveva spontaneamente la percezione e la consapevolezza delle dimensioni trascendentali, ma che aveva dovuto perderla per poi poterla riconquistare individualmente.

L'importante non è seguire un credo o una religione, ma porsi le domande e cercare delle risposte. Non tanto "trovare", quanto "cercare" delle risposte, senza rimuovere per intero la questione della dimensione noetica, di cui l'anelito spirituale è stato definito da Maslow già negli anno '60' come valore istintuoide, quindi connaturato alla natura umana.

Tornando al nostro tema, la natura con i suoi spazi aperti, i suoi colori, i suoi profumi e le sue superfici armoniose, più di ogni altra esperienza ci predispongono al contatto con gli spazi aperti e infiniti del nostro essere. Il momento in cui l'occhio spazia all'orizzonte, vengono stimolate aree diverse del cervello e si crea una maggior predisposizione a incontrare anche il vasto e l'incommensurabile dentro di sé.

Ma allora, che cosa dobbiamo fare, chiudere gli studi in città e trasferirci tutti nel verde? No, tutti no, ma probabilmente qualcuno sì. Il counseling in Italia è una professione giovane e si sta diffondendo rapidamente. Insegno da diversi anni in due scuole di formazione e vedo ogni anno gli allievi crescere di numero e di entusiasmo. D'altro canto il disagio nella società contemporanea cresce e ci sarà sempre più bisogno di interventi di aiuto e di nuove forme di interventi.

Il counseling, ancor più della psicoterapia, ha la possibilità di allargarsi oltre allo stereotipo del setting chiuso in una stanza per aprirsi a forme di intervento sempre nuove, adatte alle nuove esigenze emergenti, quindi con incontri di gruppo, gruppi di auto-aiuto, moduli formativi rivolti a professionisti che vogliono integrare la loro professionalità con abilità di counseling, organizzazione di workshop fuori porta, interventi nell'ambito di agriturismi e beauty farm, organizzazione di quelle che si chiamano vacanze ecologiche.

Questi sono i nuovi setting per il counseling, la cui vocazione è più vicina all'educazione che alla terapia, creando un filone di applicazione del counseling in attività formative e , in un certo senso, preventive, si acquista una fascia di mercato molto più vasta e si aprono nuovi fronti – a condizione che siano creative e non manchino di iniziativa – per le numerose schiere di counselor in arrivo.

Su questi presupposti si crea spazio per questa nuova scienza, nata dall'incontro tra due scienze molto giovani, ecologia e psicologia, che ricorda e sottolinea l'importanza di un sano e armonico rapporto con l'ambiente circostante, anche con quello naturale, per favorire un sano e armonico rapporto con se stessi e con gli altri. Citando Jung, ancora una volta: "La nostra psiche è costruita in armonia con la struttura dell'Universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade ugualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell'anima", come possiamo quindi pensare che l'attuale emergenza ambientale ci lasci del tutto indifferenti, per quanto scarsa possa essere la nostra vocazione ambientalista?

Il mondo della psicologia è già allertato da diversi decenni sulle implicazioni di questa emergenza e, comunque, degli effetti sul nostro equilibrio psichico del mutato stile di vita. Il nome "ecopsicologia" è relativamente recente, è stato coniato da Theodore Roszak, negli anni '90, per offrire un cappello comune a tutta una serie di approcci già esistenti con i nomi più disparati: psicologia verde, ecologia transpersonale, psicoecologia, ecoterapia, ecc.

Il panorama dell'ecopsicologia è vasto e ancora eterogeneo. Si sviluppa su quattro filoni principali:

Psicologia
Dalla semplice presa in esame del rapporto con la natura del paziente/cliente, all'inserimento di momenti e attività nel verde nell'ambito del normale setting terapeutico, all'elaborazione di interi percorsi basati sul recupero di una maggio intimità con la natura e quindi un maggior senso di appartenenza, interdipendenza e responsabilità con l'ambiente circostante. Sino alla creazione di un nuovo modello di riferimento per la crescita umana, che includa le nostre profonde radici terrestri.

Antropologia
Lo studio approfondito delle implicazioni che diverse concezioni della natura hanno avuto sullo sviluppo di diverse società. Un parallelismo sempre evidente è che ogni qualvolta c'è rispetto per la natura c'è anche rispetto per le donne, i bambini e gli anziani. In particolare nelle culture native e sciamaniche.

Educazione
L'elaborazione di programmi e percorsi da portare nelle scuole e tra i giovani, per sensibilizzare le nuove generazioni alla percezione della bellezza e all'amore per l'ambiente, per ricreare una connessione con la natura e aumentare così la motivazione a prendersene cura.

Ambientalismo
Per introdurre più psicologia, più tecnica della comunicazione, più entusiasmo nel linguaggio con cui gli ecologisti cercano di sensibilizzare l'opinione pubblica. Per non puntare più sul catastrofismo o sul senso di colpa, ma piuttosto, usando le parole dell'attivista statunitense Dave Foreman – fondatore di Earth First! – per "aprire l'anima all'amore per questo glorioso, lussureggiante, animato pianeta".

Un obiettivo questo che può diventare una parola d'ordine anche per una nuova generazione di operatori nelle professioni di aiuto.


Il presente lavoro è stato relazionato dalla Dott.ssa Marcella Danon al IV Congresso Nazionale della S.I.Co. - Società Italiana di Counseling: "Il counseling sul territorio" il 20 - 22 giugno 2003 (n.d.r.)

titolo: Ecopsicologia: natura e crescita personale
autore: Marcella Danon
argomento: Counseling
fonte: Vertici Network
data di pubblicazione: 21/10/2003

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