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La fine di una terapia
a cura di Anna Barracco
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| Gentile team di Esperti, ho appena concluso una terapia di due anni con uno psicoterapeuta della Gestalt, e ho forti dubbi sulle modalità di conclusione di questa terapia, da parte mia e da parte sua. Ero entrato in terapia per imparare a vivere meglio la mia omosessualità e per arrivare al coming out: grazie ai due anni di terapia mi sento molto meglio con me stesso e finalmente, pochi mesi fa, ho completato, con sollievo e soddisfazione, il processo di coming out. Ho quindi parlato al terapeuta del mio pensiero di concludere la terapia, e ho ricevuto da lui un feedback che mi ha lasciato confuso e arrabbiato. Si è detto sorpreso e in disaccordo con la mia decisione di concludere, in quanto avevamo appena cominciato, a parer suo, a mettere mano alle mie modalità di relazione (con gli amici, con il partner), e questo lo comprendo e lo accetto; oltre a questo, però, si è detto deluso da me e si è definito "manipolato" da me perché non gliene avevo parlato prima: la sua delusione era tale che non si sentiva nemmeno di propormi le due "sedute conclusive" che normalmente tiene con quanti si avviano alla conclusione della terapia. Sono stato male a queste sue parole e gliel'ho detto, e mi ha risposto di riflettere sul fatto che era il mio stesso tentativo di scappare a farmi stare male. Gli ho scritto una e-mail di ringraziamento per i due anni, ma in cui concludevo la terapia e non mi riconoscevo nelle sue ultime parole, ma ora ho forti sentimenti di frustrazione verso di lui, e temo che questa chiusura dalle modalità così inattese possa influire negativamente sui risultati positivi della terapia. Avrei bisogno di un vostro parere, se possibile, per fare un po' di luce su quanto è successo. Grazie per il servizio importante che fornite. |
Gentile Luca, è sempre difficile dare un parere su quanto accade in una terapia, dal momento che si è sempre in possesso di dati parziali. Certo se mi baso, come penso sia l'unica possibilità, sul vissuto che il Suo scritto mi ha trasmesso, mi viene da dire che è un vero peccato non aver potuto elaborare questa conclusione, questa uscita dalla cura. E' possibile che il terapeuta abbia davvero colto una sorta di "fuga nella guarigione", e che con questa chiusura così emotivamente carica, abbia voluto consapevolmente produrre una "ferita" dalla quale poter un domani ripartire.
Certo il dubbio che questa ferita si fosse aperta anche nel transfert, e ci fosse dunque anche qualcosa di appartenente alla persona del terapeuta, rimane, almeno per me, un'ipotesi possibile.
Del resto il lavoro terapeutico mette molto in gioco, e tenere bassa la temperatura del transfert, non è sempre facile.
Se si sente sicuro (come sembra) della scelta fatta, non Le resta che cercare di elaborare lo strappo. Con la lettera di ringraziamento, nonostante il rifiuto del Suo teraputa a concludere serenamente, mi sembra che Lei si sia già messo al lavoro.
Con viva cordialità e moltissimi auguri |
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titolo: La fine di una terapia
autore: Anna Barracco
richiedente: Luca, 32 anni
data di pubblicazione: 13/12/2009
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