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 Una separazione difficile
 a cura di Annalisa Campai
Domanda
Spett. Team di Vertici Network buongiorno. Mi chiamo Pasquale, ho 42 anni e scrivo da Catania. Scrivo per avere un parere, ed eventualmente qualche consiglio, in merito ad una situazione di fatto che riguarda i miei bambini, entrambi maschietti, Gabri di 8 anni e Fede di 5 anni. Per sottoporre la questione in maniera chiara, fornendovi almeno un breve "quadro" del contesto, occorrono alcune premesse. Io e mia moglie (ovviamente la madre dei bimbi) siamo separati da circa due anni. Prescindendo dalle cause che hanno originato la decisione di separarci, l'organizzazione data inizialmente alla gestione del rapporto con i bambini che (contrariamente a quanto formalizzato nel protocollo di separazione) è nata in maniera spontanea, "ascoltando" le esigenze degli stessi bimbi e basandosi su quello che si e' ritenuto "buon senso genitoriale" (relativo ovviamente all situazione venutasi a creare); in pratica, favoriti anche da una situazione logistica ideale (casa della madre e casa del padre nel medesimo paese e distanti poche centinaia di metri) si e' lasciati liberi i bimbi di trascorrere il pomeriggio/sera e quindi pernottare alternativamente o dalla mamma o dal papa'.

Cosi' facendo (organizzando di fatto su due differenti "case" con tutto il necessario per i bimbi sia dalla mamma che dal papa') i bimbi sembrarono "assorbire" in maniera pressoche' ideale il "passaggio" relativo alla separazione considerandolo quasi come un gioco. Peraltro in tal modo il contatto costante e pressoche' quotidiano con entrambi i genitori venne mantenuto con beneficio psicologico anche degli stessi mamma e papa' (oltre che naturalmente dei bimbi). Tutto cio' funziono' a meraviglia orientativamente fino a gennaio di quest'anno, allorquando la mamma dei bimbi decise di "inserire" nel menage familiare un compagno facendolo "accasare" in maniera definitiva presso la sua abitazione; si osservi che io andai via di casa nel maggio del 2008 e questo "nuovo inserimento" arrivo' dopo poco piu' di 7 mesi nel gennaio del 2009. Inizialmente anche questo ulteriore "passaggio" sembro' essere assorbito bene dai bambini, tranne qualche segnale "anomalo" (forse riscontrato solo da un papa' "troppo" attento...) riscontrato nel comportamento del bimbo grande: una leggera flessione dei risultati scolastici, specie sotto il profilo dell'"attenzione in classe (le maestre mi segnalarono il bambino stranamente silenzioso e spesso pensieroso e cupo...).

Questa fase comunque viene superata e l'ambientamento nella nuova situazione (parlo sempre e solo dei bambini) sembro' procedere bene; tutto cio' fino alle porte della scorsa estate (direi maggio/giugno). A questo punto comincio' un processo nuovo; probabilmente anche su "influenza" della nuova presenza da un certo momento in poi la mamma dei bambini inizio' ad avere un atteggiamento mirato essenzialmente (a suo dire) alla correzione dei comportamenti "sbagliati" dei bambini, allao loro rigorosa educazione basata su "regole" molto precise ed usando per questo "nuovo corso" severita' ed un uso di "punizioni correttive" che almeno in quella fase si limitavano al sequestro coatto (!) di qualche giocattolo particolarmente gradito etc...etc....

Pe farla breve (si fa per dire !), veniamo all'ultimo periodo, direi da settembre ad oggi, questo "percorso educativo", ed alcuni episodi specifici che adesso citero' (per me "chiave") hanno prodotto un risultato molto grave e chiaro...i bambini, ed in particolar modo il piccolo (che ha ovviamente meno filtri...) NON vogliono piu' andare dalla madre ed hanno sviluppato un rapporto con me quasi "simbiotico"; non vorrei comunque trasemettere con questo termine un messaggio negativo, in quanto si tratta di un rapporto di dare/avere Amore che posso solo definire meraviglioso. E' giusto precisare che io vivo da solo e pure lontano dalle famiglie originrarie quindi nel momento in cui, fuori dalle ore lavorative e/o scolastiche, i bambini son con me, mi dedico pienamente a loro al 100%; a mio modesto avviso riesco afare con loro il padre, dosando come meglio riesco, severita', rispetto dei ruoli e delle regole comportamentali, e l'Amico, condividendo con loro giochi, interessi...e per rragioni logistiche al momento (e per il fatto ovvio che non ho ancora una nuova compagna..) anche la camera da leto. I bambini mi adorano e francamente ne vado fiero (stanco ma fiero !). veniamo infine al motivo della lettera e cioe' a quei sopra-citati "episodi" avvenuti tra i bambini e la madre (piu' il compagno) che hanno compromesso in maniera pesante il rapporto negli ultimi periodi. provo a citarli in maniera "asettica" (devo dire difficile riuscirci per me) senza cio' aggiungere il mio commento.

1) Qualche mese orsono (in luglio) avviene il primo episodio con il figliolo "grande" (7.5 anni !); una mattina di domenica dopo avere pernottato con me, viene a prenderli a casa la madre per portarli al mare...Gabri preferisce pero' rimanere con papa' che lo avrebbe portato in quell'occasione in piscina. Li per li' sembra tutto ok (nonostante la temporanea separazione dei due bimbi che tra loro hanno un rapporto ed un legame straordinario); al tardo pomeriggio come da accordi (cosi' credevo io) papa' porta il bimbo a casa della mamma per trascorerre li' al serata e pernottare con il fratello; al citofono pero' accade l'imprevedibile; la mamma mi dice di "non volere" a casa Gabriele perche' lui al mattino non era voluto andare con lei; "incredulo" (penso ad uno scherzo) faccio comunque entrare nel cancello esterno del residence il bambino ed attendo fin quando lo evdo entarre nel cancelletto esterno della villetta...pochi attimi e vedo il bimbo tornare indietro....mi dice: "la mamma non mi vuole"....con un dolore al basso ventre per il colpo subito ma con il sorriso sulle labbra...prendo il bimbo e me lo riporto via....(peraltro in quell'occasione erano anche presenti i "miei" che casualmente si trovavano a farmi visita). Nei mesi successivi (fino a novembre inoltrato) avvengono solo battibecchi telefonici "pesanti" sempre sui metodi educativi tra me e la madre. Riguardo ai bimbi di significativo (a mio avviso) c'e' il comportamento del piccolo che continua ad aumentare la sua "reticenza" ad andare a casa della madre ed a laciarmi messaggi chiarissimi di disagio praticamente tutit i giorni. Frasi del tipo: "da quando c'e' xxxx a casa di mamma mi ha rovinato la vita..."; "...la sono sempre tutti arrabbiati.."...etc etc. Molte altre mi sfuggono. Ma il mio stato d'animo nel sentire cio' potete solo immaginarlo. Il mio atteggiamento continua comunque sempre a restare positivo e a tentare di ribattere con messaggi positivi (minimizzando...) e parlando sempre bene della mamma (e del bene che vuole loro) d incoraggiando sempre ad andare.

2) Fine Novembre; una sera dopo aver trascorso (insolitamente) tre giorni consecutivi con la madre' alla mia insistenza a farli venire a dormire a casa mia, la madre me li porta e prima ancor di farmeli vedere, mi viene incontro dicendomi che e' successo un episodio "spiacevole" con il bimbo piccolo; il suo "compagno" gli ha mollato una sberla (di striscio...) perche' il bimbo era ingovernabile...il bimbo ha i segni della percorsa sul volto che dureranno circa una settimana (sono costretto a rinunciare nel week-and al viaggio programmato per andare dai nonni per evitare di fare vedere tale "evidenza" e far soffrire altri...). Mi trattengo dall'istinto di andare subito dai carbinieri per una denuncia penale e per il solito atteggiamento "conciliante" mirato alla serenita' presente e futura (dei bimbi) assorbo (a fatica) anche questo colpo. Il bimbo paradossalmente parla di tale episodio adducendosi le colpe; dicendo che lui "quando e' a casa di mamma e' molto monello..."; di fatto aumenta sempre piu' la sua reticenza ad andare a casa della madre.

3) Meta' dicembre (meno di un mese fa); a seguito dell'ennesimo "sfogo" dei bambini che mi dicono di non volere piu' andare dalla madre, etc, con un sms istintivo (e per certi evrsi disperato) spiego alla madre la situazione e la invito a parlarne insieme tutti quanti l'indomani mattina a casa mia quando sarebbe dovuta venire a prenderli. Cosi' accade. La discussione avviene con me che cerca di invitare (con tono conciliante, rassicurante e sereno) i bimbi a volere dire in presenza della mamma le stesse cose che dicono a me (si osserci che la mamma se ne sta seduta in una sedia da sola, non abbraccia, non coinvolge, non sorride mai...); il bimbo piccolo non dice una parola (sta con lo sguardo sornione verso il basso); il grande accenna qualcosa ma a bassa voce ed evidentemente impaurito. Il risultato e' nullo; di fatto la madre al termine di un oretta di discussione in cui nega l'esistenza del problema va via portandosi il grande; Fede rimane con papa' perche' non vuole andare. L'indomani mattina, io confidente che l'episodio si possa comunque superare, e dopo avere fatto un lavoro di "convincimento" incredibile con il piccolo seduto sulle mie ginocchia, decido di portarlo dalla madre, ricongiungendolo con il fratello. Come la volta precedente (episodio di luglio) avviene l'imponderabile; addirittura la mamma non apre la porta (e non la fa aprire al fratello) ed al "citofono" iintraprende un discorso con il bimbo (io sono alle spalle) dicendo che "la mamma c'e' rimasta male" "che lui non puo' un giorno volerle bene e l'altro no", il bimbo a capo chino chiede anche scusa...poi ovviamente io me lo porto via. trascorre la domenica con me (e lontano dal fratello).

4) Domenica 20 dicembre; bimbi hanno pernottao con me e pranzano anche con me; viene a prenderli la mamma nel pomeriggio e li avrebbe dovuti portare poco dopo ad una festa di compleanno di una compagnetta del piccolo....facendo leva su cio' monto la mia opera di convincimento anche stavolta (prima dell'arrivo della madre) e riesco nell'intento; vanno con lei. L'indomani scopro che a causa del comportamento del bambino (sempre il piccolo, cioe' l'invitato alla festa) Lei lo "punisce' lasciandolo a casa con il compagno e portando solo il grande...il quale giorni dopo mi confessa del "disappunto" della compagnetta per l'assenza di Fede (considerato peraltro da tutti il bimbo piu' "divertente" dell'asilo che frequente e ricercato da tutti gli altri bambini) e quanto Lui (Gabri) fosse "disperato" per l'assenza del fratello (parole sue). Stavolta commento; ritengo quest'ulteriore episodio di "punizione" gravissimo, forse il peggiore della sequela. La punizione peraltro (come in altre occasioni) e' duplice...cioe' e' ovviamente cosi' punito anche il fratello maggiore che ne soffre in maniera evidente. A questo punto minaccio di farle togliere l'affido condiviso e di tenermi sempre i bambini...poi all'indomani (recita di natale all'asilo con Fede protagonista...) quando vedo la madre a pochi metri da me con faccia luttuosa e che nemmeno accenna ad un saluto...ritengo cio' assurdo (visto un recente passato a mio avviso felice) e "allungo" nuovamente la mano per un tentativo di riconcialiazione telefonandole. taccio il resto (per una "brevita'" ormai andata a farsi benedire...!) , ci sarebbe un quarto ed ultimo episodio di appena due giorni fa al rientro delle vacanza natalizie nel corso delle quali i bambini sono stati tre giorni con la mamma e dieci giorni con me...!... Mi scuso in maniera forte per quanto son stato prolisso ma questo scritto ha costituito per me anche una sorta di sfogo su suna situazione che mi sta molto piu' che a cuore e della quale (con questo dettaglio) non ho mai parlato a nessuno. Io vivo la mia vita per i miei figli cercando di mettere loro al primo posto di tutto e donandogli tutto l'Amore che posso...che sento comuqnue sempre inadeguato.

Cio' il vero motivo della preoccupazione. La madre con la quale ho avuto modo di parlare proprio ieri per una sorta di necessario "chiarimento" su dove stiamo andando e su cosa abbiamo intenzione di fare, sostiene che il problema sono io che sono troppo Amico dei bambini, che li "vizio", che sono loro "schiavo" e che Lei e' l'unica che pensa alla loro educazione. In sostanza dovrei cambiare atteggiamento io. Per me sta solo negandogli l'Amore di cui hanno bisogno. Vorrei sapere un vs gentile parere in merito a questa situazione e qualche eventuale "dritta" per far si che la situazione muti ed assuma una piega nuova e positiva nell' inteersse di tutti. E' cio' a cui tengo di piu'. Scusandomi anche per gli eventuali errori (spero solo di "battitura"..:-) ) dovuti alla fretta e alla non rilettura di quanto scritto, colgo l'occasione per porgere.

Cordiali Saluti.
Risposta
Gentile Pasquale, la situazione che Lei descrive è molto, molto frequente. L'inserimento di un nuovo partner della madre o del padre nella vita quotidiana e affettiva dei figli determina una crisi quasi sempre inevitabile, tanto più considerevole quanto più gli adulti si pongono in modo rigido. Nel suo caso, sembra che la madre in questo momento sia poco vicina ai bisogni dei bambini, ai quali chiede sostegno e rassicurazione per sé, probabilmente è difficile per lei gestire la necessaria riorganizzazione delle relazioni; il suo partner prova a trovare una sua collocazione in modo poco sensibile, autoritario, forse spaventato da un compito e da un ruolo nuovi e difficili da affrontare e sostenere.

E' necessario, in questi casi, che gli adulti siano disponibili al dialogo, al confronto, alla ricerca collaborativa di nuovi equilibri in cui ognuno svolga il proprio ruolo nel rispetto di tutti, nella consapevolezza che una famiglia ricostituita è un sistema fragile, che individuare regole comuni per la sua gestione è un processo graduale, da sottoporre a continua verifica. Per questo esistono figure professionali con formazione specifica ai quali è molto consigliabile rivolgersi per essere aiutati a capire bene quali sono i bisogni di tutti e le risposte più opportune, in considerazione del fatto che l'interesse dei figli deve essere tutelato come valore superiore.

Si rivolga a un centro di mediazione familiare, coinvolga la madre e il suo partner, si faccia sostenere da un professionista esperto e neutrale nell'individuare i necessari correttivi prima che si facciano, per inesperienza, gravi errori con i suoi ragazzi evitando di intraprendere percorsi legali che inasprirebbero la conflittualità e che poco hanno a che vedere con le questioni affettive e con le relazioni familiari.
Risponde
Annalisa Campai, Mediatore Familiare e Counselor iscritta ad AssoCounseling

titolo: Una separazione difficile
autore: Annalisa Campai
richiedente: Pasquale, 42 anni
data di pubblicazione: 12/01/2010

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