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Un aiuto per mia figlia
a cura di Chiara Ratto
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Salve, mia figlia di 12 anni ha il terrore di dormire fuori casa. Il dormire è stato un problema per lei fino a circa 6 anni, voleva che io le fossi sempre vicino ma io non riuscivo a dormire con lei nel lettone. Ho fatto per anni la spola tra camera e camerina ogni volta che mi chiamava poi disperata in accordo con mio marito abbiamo imposto alla bambina di dormire da sola in camerina. Da quel momento, dopo una notta tempestosa, ha cominciato a riposare svegliandosi solo qualche volta e poi riaddormentandosi abbastanza tranquillamente. A 8 anni abbiamo provato a farla partecipare ad un soggiorno estivo al mare di 15 giorni ma dopo la prima notte la bimba voleva tornare a casa. L'educatore del soggiorno, che sentivo quotidianamente, mi consigliò di farla rimanere e così feci, ma dopo quell'esperienza non ha voluto più saperne di passare anche solo una notte fuori casa.
Ora ha 12 anni, è matura, responsabile e totalmente indipendente di giorno ma non riesce a superare l'ansia di dormire fuori. Ha rinunciato per questo terrore a gite scolastiche, a tornei di basket (la sua passione sportiva). A lei questa situazione pesa tantissimo, è sempre in contrasto con se stessa: la voglia di andare ed il terrore della nostalgia.... Come posso aiutarla? |
Cara Sabrina, il consiglio migliore che posso darle è quello di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, magari specializzato in Terapia Breve Strategica. Il problema di sua figlia infatti, si potrebbe considerare come una «monofobia», cioè quel tipo di paura patologica focalizzata su una singola realtà o situazione e, dal quadro che mi descrive, sembrerebbe anche piuttosto invalidante, poiché impedisce alla ragazzina di partecipare a tutta una serie di esperienze fondamentali nel processo di crescita e di emancipazione.
Una delle caratteristiche più comuni, nella maggior parte di coloro che soffrono di un disturbo basato sulla paura, è una ridondante strategia comportamentale, quella dell’«evitamento», ossia la continua tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possano essere associate all’insorgere della incontrollabile paura. Questo comportamento tuttavia, teso a ridurre gli effetti così sgradevoli della paura, è in realtà una micidiale trappola, poiché ogni evitamento conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo. Tale spirale di progressivi evitamenti poi, produce l’incremento non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica del soggetto, in modo da far divenire il disturbo sempre più impedente e limitante.
Una tentata soluzione disfunzionale di questo tipo quindi, se reiterata nel tempo, non solo non risolve il problema, ma lo complica ulteriormente.
La Terapia Breve Strategica possiede dei protocolli di trattamento specifici e molto efficaci per questo tipo di disturbo ed è pertanto in grado di produrre delle nuove e correttive esperienze percettive, che potrebbero gradualmente condurre sua figlia a cambiare le proprie precedenti disposizioni emotive, cognitive e comportamentali.
Una delle credenze più comuni purtroppo, è che problemi e disagi che persistono da molto tempo necessitino obbligatoriamente, per essere risolti, di un altrettanto lungo e sofferto trattamento terapeutico. Secondo l’ottica strategica invece, anche i problemi che potrebbero apparire, in prima battuta, come molto complessi e, per certi versi, irrisolvibili potrebbero essere risolti attraverso soluzioni semplici ed immediatamente realizzabili nella quotidianità della vita di ogni essere umano.
Un caro saluto |
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titolo: Un aiuto per mia figlia
autore: Chiara Ratto
richiedente: Sabrina, 42 anni
data di pubblicazione: 14/05/2010
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