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 L'omosessualità di mia figlia
 a cura di Guido Mazzucco
Domanda
Vorrei sapere come devo comportarmi dal momento che ho scoperto l'omosessualità di mia figlia. Temo che possa soffrirne e vorrei esserle d'aiuto. Devo parlarle dicendole che lo so? Devo considerare questa condizione come una patologia psicologica? Non so nulla o pochissimo in merito a questo problema e non so come affrontarlo. Potete aiutarmi oppure indicarmi qualcuno che possa farlo?
Risposta
Buongiorno Isabella, l’omosessualità non costituisce di per sé una patologia, come asseriscono da più di un trentennio le più importanti associazioni mediche e psicologiche internazionali. Si tratta di una variante del comportamento sessuale, da sempre presente nella storia dell’uomo (e della donna), con una percentuale stimata pressoché costante nel tempo e nei luoghi, pari a circa il 5% della popolazione totale. Purtroppo dalle poche righe che mi ha scritto non mi è dato sapere quanti anni ha sua figlia e come è venuta a conoscenza della sua omosessualità.

Ci sono diversi modi in cui un genitore può venire a sapere dell’omosessualità del/la figlio/a:

Gli adolescenti/giovani omosessuali spesso “dimenticano” per casa indizi inequivocabili (una lettera ricevuta o da spedire, l’indirizzo di un’associazione, ecc.) con l’intento di venire “scoperti”: spesso, in questi casi, si tratta di una richiesta di aiuto che contiene anche in sé la paura a chiedere questo aiuto.

In ogni caso, la paura solitamente è quella di non essere accettati, di non essere capiti o di essere apertamente rifiutati (“l’omosessualità non esiste, vedrai: è solo una fase”; “ti porto dal medico o dallo psicologo e vedrai che ti farà guarire”; “vattene da questa casa, non sei più mia figlia”) oppure di creare uno sgomento nel genitore, al quale non sa come reagire.

Come dicevo, l’omosessualità non è una patologia. E’ necessario però rendersi conto di come sua figlia la sta vivendo: con serenità perché ha già una compagna, delle amiche oppure un’associazione di riferimento con cui vivere e condividere il proprio mondo affettivo, con paura perché lei stessa si sente sbagliata oppure crede di essere l’unica, o di essere sola.

Che fare dunque?

Non conoscendo, come dicevo, dettagli importanti della situazione, suggerisco alcune possibilità: è possibile che lei in questo momento senta il bisogno di essere sostenuta e di confrontarsi con altre persone per capire meglio il suo ruolo in questa nuova situazione. Le suggerisco di fare riferimento all’associazione di genitori di omosessuali (Agedo) che le potrà essere utile in questo.

Potrà parlare apertamente con sua figlia quando si sentirà in grado di essere sufficientemente rassicurante (che non significa non avere dubbi, domande o qualche preoccupazione, ma essere in grado di gestirli come altri dubbi, domande o preoccupazioni che fanno fisiologicamente parte del normale rapporto genitori-figli).Potrà anche dire apertamente a sua figlia di non sapere molte cose a riguardo, di avere bisogno del suo tempo, ma di essere disposta a farlo.

Capirà a quel punto se sua figlia vuole “semplicemente” condividere con lei questo importante aspetto della sua vita, oppure se le sta ponendo delle richieste precise.

Nel secondo caso, solitamente i bisogni possono essere di due tipi, in base al grado di autoaccettazione: o un supporto psicoterapeutico per essere sostenuti ad attraversare questo primo momento delicato della scoperta e dello svelamento di sé agli altri significativi della propria vita, oppure un orientamento verso realtà associative o gruppi organizzati per incominciare a sviluppare una rete di contatti e relazioni significative tra pari, che svolgono un ruolo fondamentale come processo di socializzazione. Certamente le due ipotesi non si escludono a vicenda.

Si rivolga a noi, se lo desidera, nel caso in cui abbia bisogno del riferimento di un professionista nella sua città.

Nel caso in cui sua figlia sia ancora minorenne e quindi studentessa, ci sarebbe da comprendere il delicato aspetto delle relazioni con le compagne e i compagni di classe. Questo può rappresentare una risorsa, ma ovviamente essere anche un elemento destabilizzante: a volte si è etichettati come diversi e soggetti a forme diverse di bullismo omofobico:in questo caso può rivolgersi allo sportello di aiuto contro il bullismo omofonico che si trova a Napoli in Via Porta di Massa, 1 - www.bullismoomofobico.it).

Cordiali saluti
Risponde
Guido Mazzucco, Psicologo Psicoterapeuta

titolo: L'omosessualità di mia figlia
autore: Guido Mazzucco
richiedente: Isabella, 50 anni
data di pubblicazione: 27/07/2010

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