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Stress e burnout
a cura di Cinzia Colzi
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| Buonasera cari esperti di Vertici, sto scrivendo la tesi triennale per il corso di laurea in "Scienze e tecniche psicologiche". Potreste gentilmente aiutarmi a trovare materiale sullo stress nelle professioni d'aiuto? In particolare, sono interessata ai principali fattori stressanti che possono cogliere psicologi che si occupano del trattamento e della cura dei "pazienti difficili" (soprattutto, con disturbi psicotici) e a possibili forme di intervento per aiutarli a gestire lo stress. Grazie mille per la disponibilità! |
Cara Silvia, i concetti di stress e burn-out, benchè temporalmente e qualitativamente differenti, possono rappresentare un percorso ipotetico cui molti operatori sociosanitari vanno incontro nella propria esperienza lavorativa quotidiana: la presenza di una situazione difficile induce una reazione adattiva nel soggetto coinvolto ed infine conduce alla sua cristallizzazione in una sindrome specifica.
Dalla sua prima formulazione ad opera di Selye (Selye H. (1936), “A Syndrome produced by diverse noxious agents”, cit. in “ The stress of life” (1976), McGraw Hill, New York) il concetto di stress ha subito profonde e radicali evoluzioni: inizialmente utilizzato per indicare la reazione biologica adattiva di un qualunque organismo ad uno stimolo esterno, essenzialmente fisico, il concetto di stress è stato poi spiegato come sindrome di adattamento caratterizzata da una prima fase di allarme di reazione agli stressors, da una seconda fase, detta di resistenza, in cui le difese allertate nella prima sono in precario equilibrio, ed infine, una terza fase in cui, perdurando gli stressors, vengono ad esaurirsi le difese con il conseguente sviluppo di uno stato di esaurimento funzionale.
Successivamente Lazarus (Lazarus RS, Folkman S, Stress, Appraisal and Coping, New York: Springer-Verlag, 1984) ha stabilito che gli stimoli esterni, soprattutto se di bassa intensita' e di tipo psicosociale, vengono processati e valutati a livello cognitivo e che esiste un'elevata variabilità individuale in questa possibilità di elaborazione cognitiva dello stimolo stressogeno e della successiva modalità di risposta legate alla personalità, all'esperienza appresa ecc.
Le condizioni fisiche dell'ambiente lavorativo o la fatica fisica, il ruolo e le relazioni lavorative, la gestione del lavoro, la burocratizzazione sono tutte variabili capaci di elicitare negli operatori i sintomi che sostanziano la sindrome del burnout: apatia, perdita di entusiasmo e senso di frustrazione.
Nel burn out vengono riconosciute due forme di stress: una “soggettiva”, legata alla motivazione ed alle immagini ideali dell'individuo, ed un “oggettiva” a cui fanno riferimento le condizioni materiali di lavoro, le ambiguità di ruolo, le strutture di relazione.
Il burn out viene riscontrato soprattutto tra gli operatori che lavorano a contatto diretto con situazioni di sofferenza. Queste figure sono caricate da una duplice fonte di stress: il loro stress personale e quello della persona aiutata. Ne consegue che, se non opportunamente trattati, questi soggetti cominciano a sviluppare un lento processo di "logoramento" o "decadenza" psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato ("burnout" in inglese significa proprio "bruciarsi"). In tali condizioni può anche succedere che queste persone si facciano un carico eccessivo delle problematiche delle persone a cui badano, non riuscendo così più a discernere tra la propria vita e la loro. Caratteristici del burnout sono anche l'esaurimento emozionale, la depersonalizzazione, un atteggiamento spesso improntato al cinismo e un sentimento di ridotta auto-realizzazione.
Secondo Maslach, autrice anglo-americana, il burnout è: “Una sindrome da esaurimento emotivo, da spersonalizzazione e riduzione delle capacità personali, che può presentarsi in soggetti che per professione si occupano della gente”. Il soggetto tende a sfuggire l'ambiente lavorativo assentandosi sempre più spesso e lavorando con entusiasmo ed interesse sempre minori, a provare frustrazione e insoddisfazione, nonché una ridotta empatia nei confronti delle persone delle quali dovrebbe occuparsi. L'abuso di alcol, di sostanze psicoattive ed il rischio di suicidio sono aumentati nei soggetti affetti da burnout.
Nel sito di vertici trovi un articolo dedicato al disagio degli operatori sociosanitari (medici, psicologi, psicoterapeuti), dove vengono analizzati in particolare gli effetti del burnout sia sugli operatori che sui pazienti, e l'importanza di alcune variabili nel prevenire l'insorgenza del burnout: Il disagio degli operatori nell'ambito sociosanitario.
In questo link trovi l'articolo "Prevenire il burnout", che prende in considerazione i possibili interventi organizzativi: Prevenire il burnout.
Per misurare il burnout ci sono diverse scale ma è da ricordare la scala di Maslach: un questionario di 22 items, atti a stabilire se nell'individuo sono attive dinamiche psicofisiche che rientrano nel burnout. A ogni domanda il soggetto interessato deve rispondere inserendo un valore da 0 a 6 per indicare intensità e frequenza con cui si verificano le sensazioni descritte nella domanda stessa: Il Maslach Burnout Inventory (M.B.I.).
La prevalenza della sindrome nelle varie professioni non è ancora stata chiaramente definita, ma sembra essere piuttosto elevata tra operatori sanitari quali medici e infermieri (ad esempio, secondo un recente studio olandese in Psychological Reports, non meno del 40% dei medici di base andrebbe incontro ad elevati livelli di burnout), insegnanti e poliziotti.
Spero che questo materiale ti sia d'aiuto. |
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titolo: Stress e burnout
autore: Cinzia Colzi
richiedente: Silvia, 22 anni
data di pubblicazione: 25/01/2010
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